Ispirazione
21 poesie d'amore che segnano il cuore
Da Louise Labé a Wisława Szymborska, 21 poesie d'amore da ricopiare, infilare in una lettera o in un calendario, per i giorni in cui le tue parole non bastano.
C'è quel momento, davanti alla pagina bianca o allo schermo vuoto, in cui ti accorgi che tutto quello che scrivi suona troppo piccolo per ciò che senti. Vorresti dirgli o dirle qualcosa che vada oltre l'istante, che non si sgualcisca in una tasca, che non si dimentichi dopo cena. Ma le parole che trovi assomigliano a tutte quelle che hai già detto, e finisci per mandare un cuore in emoji, o niente.
Una poesia ricevuta segna in modo diverso da un biglietto personale. Non perché sia più bella, una parola balbettata di tua mano vale spesso più di tutto. Ma perché ha attraversato. Tre secoli, a volte quattro. È stata letta, ricopiata, mormorata da migliaia di innamorati prima di te, e ognuno vi ha riconosciuto la propria notte.
Quando offri una poesia, non bari. Iscrivi quello che senti in una lunga catena di voci che hanno già detto ciò che cerchi di dire. Ti unisci a Louise Labé nel 1555, a Christina Rossetti nel 1862, a Wisława Szymborska nel 1993. Diventi, per un istante, l'anello più recente di una lunga cordata.
Ecco 21 poesie. Non una classifica, non una top. Un arco, piuttosto, che si apre sull'incontro, attraversa la vertigine della passione, accetta la mancanza, e finisce con ciò che sopravvive a tutto.
Incontro
Cinque poeti hanno provato a dire il primo secondo. Quello in cui l'altro appare, e il mondo si riorganizza attorno a un volto. Cinque voci, quattro lingue, tre secoli, e in fondo lo stesso gesto: descrivere ciò che accade quando si cade.
1. Amore a prima vista — Wisława Szymborska
Szymborska prende il mito più consumato del mondo e lo rovescia con una delicatezza vertiginosa. E se vi foste già incrociati, in una porta girevole o su una segreteria telefonica, senza saperlo? La poesia trasforma l'incontro amoroso in una lunga coreografia segreta guidata dal caso, di cui gli amanti vedono solo l'ultimo movimento.
Tradotto dal polacco da Unveil
Amore a prima vista
Miłość od pierwszego wejrzenia
Entrambi sono convinti
che li abbia uniti un sentimento improvviso.
Bella è una simile certezza,
ma più bella è l'incertezza.
Credono che, non essendosi conosciuti prima,
nulla sia mai accaduto tra loro.
Ma che ne dicono le strade, le scale, i corridoi
dove da tempo potevano incrociarsi?
Vorrei domandare loro
se non ricordano —
forse in una porta girevole, una volta, faccia a faccia?
uno «scusi» nella calca?
una voce «numero sbagliato» nella cornetta?
— ma conosco la loro risposta.
No, non ricordano.
Li stupirebbe molto
sapere che già da tempo il caso giocava con loro.
Non ancora del tutto pronto a mutarsi per loro in destino,
li avvicinava e li allontanava, sbarrava loro la strada
e, soffocando una risatina, scartava di lato.
Ci furono segni, segnali, che importa se illeggibili.
Forse tre anni fa oppure lo scorso martedì
una fogliolina volò da una spalla all'altra?
Qualcosa fu perduto e qualcosa raccolto.
Chi sa se non era già una palla tra i cespugli dell'infanzia?
Ci furono maniglie e campanelli su cui, prima,
un tocco si posava su un tocco.
Valigie l'una accanto all'altra al deposito.
Ci fu forse, una notte, lo stesso sogno,
subito cancellato al risveglio.
Ogni inizio, in fondo,
non è che un seguito,
e il libro degli eventi
è sempre aperto a metà.
2. Cammina in bellezza — Lord Byron
Byron, il sulfureo, scrive qui uno degli omaggi più casti della poesia inglese. Ciò che celebra non è il desiderio, è l'equilibrio: un'ombra in più, un raggio in meno, e tutto crollerebbe. La bellezza come giusta proporzione. È la poesia che si cita quando si vuole dire a qualcuno: sei esattamente come deve essere.
Tradotto dall'inglese da Unveil
Cammina in bellezza
She Walks in Beauty
Cammina in bellezza, come la notte
di climi senza nuvole e cieli stellati;
e tutto ciò che di tenebra e di luce è migliore
s'incontra nel suo aspetto e nei suoi occhi:
così addolcito in quella tenera luce
che il cielo nega al giorno sgargiante.
Un'ombra in più, un raggio in meno,
avrebbe in parte guastato la grazia senza nome
che ondeggia in ogni treccia corvina,
o dolcemente rischiara il suo volto;
dove pensieri di serena dolcezza esprimono
quanto pura, quanto cara sia la loro dimora.
E su quella guancia, e su quella fronte,
così morbide, così calme, eppure eloquenti,
i sorrisi che conquistano, le tinte che ardono,
non raccontano che giorni vissuti nel bene,
una mente in pace con tutto quaggiù,
un cuore il cui amore è innocente!
3. Il buongiorno — John Donne
Donne inventa qualcosa di stupefacente per il suo secolo: prima dell'altro, non si viveva davvero. L'amore come alba del mondo, come rivelazione che tutto ciò che precedeva era solo un sogno approssimativo. L'immagine dei due volti riflessi l'uno nell'occhio dell'altro, due emisferi che fanno un mondo, resta un archetipo assoluto della fusione amorosa.
Tradotto dall'inglese da Unveil
Il buongiorno
The Good-Morrow
Mi domando, in fede mia, cosa io e te
facevamo, prima d'amare? Non eravamo ancora svezzati?
Ma succhiavamo, come bambini, piaceri campagnoli?
O russavamo nell'antro dei Sette Dormienti?
Così era; ma questo: ogni piacere è fantasia.
Se mai vidi una qualche bellezza,
che desiderai e ottenni, non era che un sogno di te.
E ora buongiorno alle nostre anime che si destano,
che non si spiano l'un l'altra per timore;
poiché l'amore governa ogni amore d'altre cose
e fa di una piccola stanza un ovunque.
Vadano pure gli esploratori dei mari verso nuovi mondi,
mostrino pure le carte ad altri mondi su mondi,
noi possediamo un solo mondo: ognuno ne ha uno, ed è uno.
Il mio volto nel tuo occhio, il tuo nel mio appare,
e cuori veri e schietti riposano nei volti;
dove troveremo due emisferi migliori,
senza nord aguzzo, senza ovest declinante?
Tutto ciò che muore non era mescolato in parti uguali;
se i nostri due amori sono uno, o se tu ed io
amiamo così uguali che nessuno s'affievolisce, nessuno può morire.
4. Sonetto 43 — Elizabeth Barrett Browning
Una donna malata, reclusa, scrive di nascosto all'uomo che ama, senza la certezza che li leggerà un giorno. Conta. Enumera. E questa enumerazione diventa una delle più belle dichiarazioni mai scritte, perché prova per la sua stessa ampiezza che nessuna lista può esaurire l'amore. L'ultimo verso, «ti amerò ancora meglio dopo la morte», fa sì che questo sonetto sia letto a tanti matrimoni: promette l'aldilà della tomba.
Tradotto dall'inglese da Unveil
Sonetto 43
Come ti amo? Lascia che ne conti i modi.
Ti amo fino alla profondità, all'ampiezza, all'altezza
che la mia anima può raggiungere, quando cerca fuori dalla vista
i confini dell'essere e la grazia ideale.
Ti amo fino al livello del bisogno più quieto
d'ogni giorno, alla luce del sole e della candela.
Ti amo liberamente, come gli uomini lottano per il giusto.
Ti amo puramente, come ci si distoglie dalla lode.
Ti amo con la passione un tempo spesa
nelle mie antiche pene, e con la fede della mia infanzia.
Ti amo con un amore che credevo perduto
con i miei santi perduti. Ti amo col respiro,
i sorrisi, le lacrime di tutta la mia vita; e, se Dio vorrà,
ti amerò ancora meglio dopo la morte.
5. Quando sarai vecchia — W.B. Yeats
Yeats prende il motivo di Ronsard, «quando sarete ben vecchia», e lo rovescia. Là dove Ronsard minacciava, Yeats consola: quando sarai vecchia, ricorda che un solo uomo ha amato in te non la giovinezza, ma l'anima pellegrina. Quella che cammina, dubita, cambia. È la poesia che si offre quando si vuole dire: non è la tua bellezza che amo, sei tu.
Tradotto dall'inglese da Unveil
Quando sarai vecchia
When You Are Old
Quando sarai vecchia e grigia e colma di sonno,
e sonnecchierai accanto al fuoco, prendi questo libro,
e leggi lentamente, e sogna il dolce sguardo
che un tempo ebbero i tuoi occhi, e le loro ombre profonde;
quanti amarono i tuoi istanti di lieta grazia,
e amarono la tua bellezza con amore falso o vero,
ma un solo uomo amò in te l'anima pellegrina,
e amò i dolori del tuo volto che muta;
e chinandoti accanto alle braci ardenti,
mormora, con un po' di tristezza, come l'Amore fuggì
e camminò sui monti lassù
e nascose il suo volto in una folla di stelle.
Vertigine
Poi viene quello che non avevi previsto. L'amore come temporale interiore, come cosmogonia, come profumo che sale dalla terra. Sei poesie per ciò che eccede le parole, scritte da chi le ha trovate comunque.
6. Quando sarete ben vecchia — Pierre de Ronsard
Ronsard non implora, predice. Proietta Hélène vecchia accanto al fuoco, rimpiangendo di averlo respinto. L'ultimo verso, «Cogliete fin d'oggi le rose della vita», è diventato la formula francese più citata del carpe diem: l'urgenza di amare ora, perché domani non aspetta.
Tradotto dal francese da Unveil
Quando sarete ben vecchia
Quand vous serez bien vieille
Quando sarete ben vecchia, a sera, al lume di candela,
seduta accanto al fuoco, dipanando e filando,
direte, cantando i miei versi, meravigliandovi:
«Ronsard mi celebrava quando ero bella.»
Allora non avrete serva che, udendo tale nuova,
già mezzo assopita sotto la fatica,
non si ridesti al suono del mio nome,
benedicendo il vostro nome di lode immortale.
Io sarò sottoterra, e fantasma senz'ossa
tra le ombre dei mirti prenderò il mio riposo;
voi sarete al focolare una vecchia accovacciata,
rimpiangendo il mio amore e il vostro fiero disdegno.
Vivete, credetemi, non aspettate domani:
cogliete fin d'oggi le rose della vita.
7. La curva dei tuoi occhi — Paul Éluard
Éluard indirizza questa poesia a Gala. Il primo verso è uno dei più perfetti mai scritti in francese: la geometria dello sguardo dell'amata che stringe il cuore. La poesia intera è un omaggio cosmico in cui il mondo dipende da quegli occhi, in cui il sangue del poeta circola nel suo sguardo. L'amore diventa geografia, l'amata diventa mondo.
Tradotto dal francese da Unveil
La curva dei tuoi occhi
La courbe de tes yeux
La curva dei tuoi occhi fa il giro del mio cuore,
un girotondo di danza e di dolcezza,
aureola del tempo, culla notturna e sicura,
e se non so più tutto ciò che ho vissuto
è perché i tuoi occhi non mi hanno sempre visto.
Foglie di giorno e muschio di rugiada,
canne del vento, sorrisi profumati,
ali che coprono il mondo di luce,
barche cariche di cielo e di mare,
cacciatori di rumori e sorgenti dei colori,
profumi schiusi da una covata d'aurore
che giace ancora sulla paglia degli astri,
come il giorno dipende dall'innocenza
il mondo intero dipende dai tuoi occhi puri
e tutto il mio sangue scorre nei loro sguardi.
8. Sonetto XVII — Pablo Neruda
È probabilmente il sonetto d'amore più citato al mondo nel XX secolo. Recitato nei film, inciso su innumerevoli fedi, letto a matrimoni in ogni continente. Neruda vi rifiuta i paragoni sfolgoranti (rosa, topazio, fiori in fiamme) per dire un amore discreto, organico, quasi vegetale. Il verso finale, in cui gli occhi dell'altra si chiudono col sonno del poeta, sigilla l'unione di due corpi in un solo ritmo respiratorio.
Tradotto dallo spagnolo da Unveil
Sonetto XVII
Soneto XVII
Non ti amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
ti amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l'ombra e l'anima.
Ti amo come la pianta che non fiorisce e porta
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori,
e grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il denso aroma che salì dalla terra.
Ti amo senza sapere come, né quando, né da dove,
ti amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare in altro modo,
se non così, in questo modo in cui non sono né sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.
9. Ghazal dell'amore imprevisto — Federico García Lorca
Lorca dispiega in sedici versi una cosmologia amorosa completa: una magnolia segreta, un colibrì martirizzato tra i denti, mille cavalli persiani che si addormentano su una fronte bagnata di luna. Le immagini sgorgano come allucinazioni, ma ciascuna dice la stessa cosa: l'amore è un mistero che nessuno attorno comprende, tranne l'amante. Un vertice assoluto della poesia amorosa del XX secolo.
Tradotto dallo spagnolo da Unveil
Ghazal dell'amore imprevisto
Gacela del amor imprevisto
Nessuno comprendeva il profumo
dell'oscura magnolia del tuo ventre.
Nessuno sapeva che martirizzavi
un colibrì d'amore tra i denti.
Mille cavallini persiani si addormentavano
nella piazza con luna della tua fronte,
mentre io per quattro notti cingevo
la tua vita, nemica della neve.
Tra gesso e gelsomini, il tuo sguardo
era un pallido ramo di sementi.
Io cercai, per donartele, nel mio petto
le lettere d'avorio che dicono sempre,
sempre, sempre: giardino della mia agonia,
il tuo corpo fuggitivo per sempre,
il sangue delle tue vene nella mia bocca,
la tua bocca già senza luce per la mia morte.
10. Invito al viaggio — Charles Baudelaire
Baudelaire inventa un altrove. Non un viaggio reale, ma un paese mentale dove l'amata e il mondo si somigliano, dove vivere e morire sono finalmente dolci. Il ritornello incantatorio («Là, tutto non è che ordine e bellezza, lusso, calma e voluttà») è diventato la formula assoluta del desiderio di evasione a due. Amare, qui, è abitare insieme un paesaggio.
Tradotto dal francese da Unveil
Invito al viaggio
L'Invitation au voyage
Bambina mia, sorella mia,
pensa alla dolcezza
d'andare laggiù a vivere insieme!
Amare a piacimento,
amare e morire
nel paese che ti somiglia!
I soli bagnati
di quei cieli velati
hanno per il mio spirito il fascino
così misterioso
dei tuoi occhi traditori,
che brillano attraverso le loro lacrime.
Là, tutto non è che ordine e bellezza,
lusso, calma e voluttà.
Mobili lucenti,
levigati dagli anni,
decorerebbero la nostra stanza;
i fiori più rari
mescolando i loro odori
ai vaghi sentori dell'ambra,
i ricchi soffitti,
gli specchi profondi,
lo splendore orientale,
tutto vi parlerebbe
all'anima in segreto
la sua dolce lingua natìa.
Là, tutto non è che ordine e bellezza,
lusso, calma e voluttà.
Guarda su questi canali
dormire questi vascelli
dall'indole vagabonda;
è per saziare
il tuo minimo desiderio
che vengono dai confini del mondo.
— I soli al tramonto
rivestono i campi,
i canali, la città intera,
di giacinto e d'oro;
il mondo si addormenta
in una calda luce.
Là, tutto non è che ordine e bellezza,
lusso, calma e voluttà.
11. Vivo, muoio — Louise Labé
Quattordici versi, dodici ossimori. Labé fa dell'amore un temporale interiore in cui ogni istante rovescia il suo contrario. La modernità del sonetto, una donna che dice «io» e dice il desiderio nel XVI secolo, colpisce ancora oggi. Nulla di più giusto è stato scritto sulla torsione intima del sentimento amoroso.
Tradotto dal francese da Unveil
Vivo, muoio
Je vis, je meurs
Vivo, muoio; mi brucio e mi annego;
ho caldo estremo nel patire il gelo:
la vita m'è troppo molle e troppo dura.
Ho grandi affanni mescolati di gioia.
D'un tratto rido e lacrimo,
e nel piacere molti gravi tormenti sopporto;
il mio bene se ne va, e per sempre dura;
d'un tratto inaridisco e rinverdisco.
Così Amore incostante mi mena;
e quando penso d'avere più dolore,
senza pensarci mi trovo fuori di pena.
Poi, quando credo la mia gioia esser certa,
ed essere al colmo dell'agognata sorte,
egli mi rimette nella mia prima sventura.
Mancanza
E poi l'altro si allontana. Non sempre dalla porta, a volte solo un po', nella stanza accanto, o in un'altra città, o nel silenzio. Cinque poesie per le ore in cui cerchi l'altro senza più trovarlo, nel sogno, nel ricordo, o nel vuoto.
12. Sogno familiare — Paul Verlaine
Verlaine descrive la donna amata non per i suoi tratti, ma per la sua capacità di comprendere. Bruna, bionda, rossa, non importa: si ama quella che sa. L'ultimo verso, che compara la sua voce a quella dei morti cari, fa scivolare il sogno nella malinconia. Amare è anche piangere ciò che ancora non si è avuto.
Tradotto dal francese da Unveil
Sogno familiare
Mon rêve familier
Faccio spesso questo sogno strano e penetrante
d'una donna sconosciuta, e che amo, e che mi ama,
e che non è, ogni volta, né del tutto la stessa
né del tutto un'altra, e mi ama e mi comprende.
Perché lei mi comprende, e il mio cuore, trasparente
per lei sola, ahimè! cessa d'essere un problema,
per lei sola, e i sudori della mia fronte smorta,
lei sola li sa rinfrescare, piangendo.
È bruna, bionda o rossa? — Lo ignoro.
Il suo nome? Ricordo che è dolce e sonoro
come quelli degli amati che la Vita esiliò.
Il suo sguardo è pari allo sguardo delle statue,
e, quanto alla sua voce, lontana, e calma, e grave, ha
l'inflessione delle voci care che si sono taciute.
13. Ho tanto sognato di te — Robert Desnos
Poesia in prosa indirizzata a Yvonne George, una cantante amata a distanza. Desnos pone un'equazione vertiginosa: a furia di sognare l'altro, si diventa noi stessi un fantasma. L'amore assente divora il reale. Il testo più giusto mai scritto sull'ossessione amorosa e sull'amore a distanza.
Tradotto dal francese da Unveil
Ho tanto sognato di te
J'ai tant rêvé de toi
Ho tanto sognato di te che perdi la tua realtà.
È ancora tempo di raggiungere questo corpo vivo e di baciare su questa bocca il nascere della voce che mi è cara?
Ho tanto sognato di te che le mie braccia, abituate, stringendo la tua ombra, a incrociarsi sul mio petto, non si piegherebbero al contorno del tuo corpo, forse.
E che, davanti all'apparenza reale di ciò che mi ossessiona e mi governa da giorni e da anni, diventerei un'ombra, senza dubbio.
O bilance sentimentali.
Ho tanto sognato di te che non è più tempo, senza dubbio, che mi svegli. Dormo in piedi, il corpo esposto a tutte le apparenze della vita e dell'amore e tu, la sola che oggi conti per me, potrei toccare meno la tua fronte e le tue labbra che le prime labbra e la prima fronte venute.
Ho tanto sognato di te, tanto camminato, parlato, dormito con il tuo fantasma che non mi resta più, forse, eppure, che essere fantasma tra i fantasmi e ombra cento volte più dell'ombra che passeggia e passeggerà allegramente sulla meridiana della tua vita.
14. Le mani serrate sotto il velo scuro — Anna Akhmatova
Dodici versi, e c'è tutto: la lite, la rottura, la corsa disperata per raggiungere l'altro, la frase gettata in lacrime. E la risposta terribile dell'uomo che non dice nulla sull'amore, solo «Attenta al vento». Akhmatova inventa una miniatura teatrale che dice la crudeltà quotidiana delle separazioni: non è il grande discorso d'addio che uccide, è la banalità cortese. Ha ventun anni quando la scrive.
Tradotto dal russo da Unveil
Le mani serrate sotto il velo scuro
Сжала руки под тёмной вуалью
Strinsi le mani sotto il velo scuro...
«Perché oggi sei pallida?»
— Perché d'un'aspra tristezza
l'ho abbeverato fino all'ebbrezza.
Come dimenticare? Uscì barcollando,
si torse, in un tormento, la bocca...
Corsi giù senza sfiorare la ringhiera,
corsi dietro a lui fino al portone.
Ansimando, gridai: «Uno scherzo
tutto ciò che è stato. Se vai, io muoio».
Sorrise, calmo e sinistro,
e mi disse: «Non startene al vento».
15. Il ponte Mirabeau — Guillaume Apollinaire
Niente punteggiatura, un fiume che scorre, un ritornello che torna come una campana. Apollinaire scrive la poesia della separazione dopo la sua rottura con Marie Laurencin, e inventa la formula definitiva del tempo che passa sull'amore: tutto se ne va, tranne chi resta. La poesia più canticchiata, più mormorata, più conosciuta a memoria della poesia francese del XX secolo.
Tradotto dal francese da Unveil
Il ponte Mirabeau
Le Pont Mirabeau
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
E i nostri amori
Bisogna che me ne ricordi
La gioia veniva sempre dopo la pena
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io resto
Le mani nelle mani restiamo faccia a faccia
Mentre sotto
Il ponte delle nostre braccia passa
Degli eterni sguardi l'onda così stanca
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io resto
L'amore se ne va come questa acqua corrente
L'amore se ne va
Come la vita è lenta
E come la Speranza è violenta
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io resto
Passano i giorni e passano le settimane
Né tempo passato
Né gli amori ritornano
Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
Venga la notte suoni l'ora
I giorni se ne vanno io resto
16. Poesia XX — Pablo Neruda
A diciannove anni, Neruda scrive il manuale mondiale del cuore spezzato. Il ritornello «posso scrivere i versi più tristi stanotte» torna come un battito di pioggia. E l'ultimo verso, «l'amore è così breve, e l'oblio così lungo», riassume in otto parole ciò che la psicologia impiega libri a spiegare. Vi si torna come a una canzone, a ogni rottura della propria vita.
Tradotto dallo spagnolo da Unveil
Poesia XX
Poema XX
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Scrivere, per esempio: «La notte è stellata,
e tremano, azzurri, gli astri, da lontano.»
Il vento della notte gira nel cielo e canta.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Io l'amai, e a volte anche lei mi amò.
Nelle notti come questa l'ebbi tra le mie braccia.
La baciai tante volte sotto il cielo infinito.
Lei mi amò, a volte anch'io l'amavo.
Come non avere amato i suoi grandi occhi fissi.
Posso scrivere i versi più tristi stanotte.
Pensare che non l'ho. Sentire che l'ho perduta.
Udire la notte immensa, più immensa senza di lei.
E il verso cade nell'anima come sull'erba la rugiada.
Che importa che il mio amore non abbia potuto trattenerla.
La notte è stellata e lei non è con me.
Questo è tutto. Da lontano qualcuno canta. Da lontano.
La mia anima non si accontenta d'averla perduta.
Come per avvicinarla il mio sguardo la cerca.
Il mio cuore la cerca, e lei non è con me.
La stessa notte che fa imbiancare gli stessi alberi.
Noi, quelli d'allora, non siamo più gli stessi.
Non l'amo più, è vero, ma quanto l'amai.
La mia voce cercava il vento per toccare il suo orecchio.
Di un altro. Sarà di un altro. Come prima dei miei baci.
La sua voce, il suo corpo chiaro. I suoi occhi infiniti.
Non l'amo più, è vero, ma forse l'amo.
È così breve l'amore, e così lungo l'oblio.
Perché in notti come questa l'ebbi tra le mie braccia,
la mia anima non si accontenta d'averla perduta.
Benché questo sia l'ultimo dolore che lei mi causa,
e questi siano gli ultimi versi che io le scrivo.
Ciò che resta
Resta, allora, ciò che sopravvive. Al tempo, alla mutilazione, alla morte. Cinque poesie che dicono, ognuna a suo modo, cosa amare significhi quando tutto passa.
17. Spegnimi gli occhi — Rainer Maria Rilke
Una delle poesie d'amore più radicali mai scritte. Una dichiarazione a forma di sfida a ogni mutilazione possibile: Rilke immagina un amore che sopravvive alla perdita degli occhi, delle orecchie, dei piedi, delle braccia, del cuore stesso. A ogni organo strappato, l'amore trova un altro canale per raggiungere l'amata. Indirizzata a Lou Andreas-Salomé che aveva appena messo fine alla loro relazione, la poesia dice questa verità ardente: il vero amore non ha bisogno del corpo per esistere.
Tradotto dal tedesco da Unveil
Spegnimi gli occhi
Lösch mir die Augen aus
Spegnimi gli occhi: posso vederti,
tappami le orecchie: posso udirti,
e senza piedi posso venire a te,
e senza bocca posso ancora invocarti.
Spezzami le braccia, e io ti afferro
col mio cuore come con una mano,
fermami il cuore, e batterà il cervello,
e se getti nel mio cervello l'incendio,
allora ti porterò sul mio sangue.
18. Astro lucente — John Keats
Keats scrive questo sonetto sapendo che morirà. Ha ventiquattro anni. E invece di lamentare la brevità della vita, ne formula il desiderio perfetto: che gli sia accordato solo questo, sentire indefinitamente il respiro dell'amata. La poesia rovescia l'immagine dell'eternità fredda della stella per scambiarla con un'eternità di calore. La vita sta in un petto che si solleva. Tutto il resto è scenografia.
Tradotto dall'inglese da Unveil
Astro lucente
Bright Star
Astro lucente, fossi io costante come te —
non sospeso in solitario splendore alto nella notte
a vegliare, con eterne palpebre dischiuse,
come paziente, insonne Eremita della natura,
le acque in moto nel loro compito sacerdotale
di pura abluzione intorno alle umane rive della terra,
o a contemplare la nuova soffice maschera
di neve caduta sui monti e sulle brughiere —
no — eppure ancora costante, ancora immutabile,
col capo sul seno fiorente del mio bell'amore,
a sentirne per sempre il dolce alzarsi e abbassarsi,
desto per sempre in una dolce inquietudine,
ancora, ancora a udire il suo respiro lievemente colto,
e così vivere per sempre — o svenire nella morte.
19. Sonetto 18 — William Shakespeare
Il più celebre dei sonetti di Shakespeare poggia su una scommessa folle: sconfiggere la morte con la sola forza del verso. È la promessa ultima della poesia d'amore, non dire che l'altro è bello, ma affermare che questa poesia, esistendo, immortala questo amore. Quattro secoli dopo, la promessa tiene.
Tradotto dall'inglese da Unveil
Sonetto 18
Devo paragonarti a un giorno d'estate?
Tu sei più amabile e più temperato:
venti aspri scuotono i teneri boccioli di maggio,
e il prestito dell'estate ha scadenza troppo breve:
talvolta troppo cocente splende l'occhio del cielo,
e spesso il suo aureo volto si oscura;
e ogni bellezza dal bello prima o poi decade,
dal caso o dal corso mutevole della natura spogliata;
ma la tua eterna estate non appassirà
né perderà possesso di quel bello che possiedi;
né la Morte si vanterà che tu erri nella sua ombra,
quando in versi eterni nel tempo crescerai:
finché uomini respireranno o occhi vedranno,
tanto vivrà questo, e questo darà vita a te.
20. Ricordami — Christina Rossetti
Rossetti scrive il gesto d'amore più raro. Non «ricordati di me a ogni costo», ma «se ricordarmi ti fa soffrire, allora dimenticami e sorridi». L'amore come rinuncia, come ultimo dono. Questo sonetto è uno dei più letti ai funerali nel mondo anglosassone, perché trasforma il lutto in permesso di continuare a vivere.
Tradotto dall'inglese da Unveil
Ricordami
Remember
Ricordami quando sarò andata via,
andata lontano nella terra silenziosa;
quando non potrai più tenermi per mano,
né io a metà voltarmi per andare, e pur restare.
Ricordami quando non più, giorno dopo giorno,
mi parlerai del nostro futuro che avevi disegnato:
ricordami soltanto; tu lo sai,
sarà tardi allora per consigli o preghiere.
Eppure se dovessi dimenticarmi per un poco
e poi ricordare, non affliggerti:
perché se le tenebre e la corruzione lasciano
una traccia dei pensieri che un tempo ebbi,
molto meglio che tu dimentichi e sorrida
piuttosto che ricordi e sia triste.
21. Domani, all'alba — Victor Hugo
Lo si legge come una lettera d'amante, si scopre all'ultimo verso che è un padre che cammina verso la tomba di sua figlia annegata. Hugo ritarda la rivelazione, e il colpo finale fa basculare l'intera poesia: la forza del sentimento non cambia, solo il suo oggetto si rivela. Una delle più grandi poesie della lingua francese sull'amore che sopravvive all'assenza.
Tradotto dal francese da Unveil
Domani, all'alba
Demain, dès l'aube
Domani, all'alba, nell'ora in cui sbianca la campagna,
partirò. Vedi, so che tu mi aspetti.
Andrò per la foresta, andrò per la montagna.
Non posso restare lontano da te più a lungo.
Camminerò con gli occhi fissi sui miei pensieri,
senza nulla vedere fuori, senza udire alcun rumore,
solo, sconosciuto, la schiena curva, le mani giunte,
triste, e il giorno per me sarà come la notte.
Non guarderò né l'oro della sera che cala,
né le vele lontane che scendono verso Harfleur,
e quando arriverò, poserò sulla tua tomba
un mazzo di agrifoglio verde e d'erica in fiore.
Ventun poesie, nove lingue, quattro secoli. Ma una sola cosa che dicono tutte: ciò che senti, qualcuno l'ha già sentito, e ha trovato le parole.
Il gesto successivo ti appartiene. Ricopiare un verso a mano, in una lettera che gli o le scivoli nella tasca del cappotto al mattino. Registrarlo sulla segreteria, alle due del mattino, sussurrando. O metterlo in un giorno di calendario di conto alla rovescia, il 14 febbraio, la mattina del suo compleanno, la sera del ritrovarsi, perché si dispieghi come una sorpresa, esattamente come l'avrebbe immaginato il suo autore, al lume di candela, trecento anni fa.
Una poesia regalata non è una copia. È una staffetta.
Infila una poesia in un giorno del calendario
Crea un conto alla rovescia personalizzato, e metti uno di questi versi in una sorpresa del giorno.
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